La rel-azione con il Lav-oro: metamorfosi in corso nella 4° rivoluzione industriale

L’automatizzazione riguarderà in molti casi singole mansioni e pezzi di processi per questo motivo diventeranno sempre più centrali le capacità relazionali, sociali e creative.

Riprendiamo il nostro cammino.

Laura Torretta

Laura Torretta, Counselor Organizzativo ad indirizzo Sistemico Relazionale

Dopo aver attraversato la relazione con il nostro mondo interiore, dopo esserci aperti all’osservazione delle diverse relazioni sociali, dopo aver elaborato alcune riflessioni sulla nostra intelligenza e sensibilità sociale per vivere transazioni sostenibili eccoci giunti alla terza tappa. Oggi ci soffermiamo su un aspetto sociale specifico: la nostra relazione con il lavoro in un contesto che cambia radicalmente.

A proposito: finite le ferie? sei riuscito a so-stare fuori dal Lavoro per qualche settimana? Carico di buoni propositi per il work-life balance? Ma cosa sono le ferie in un mondo del lavoro smart e agile?

Per il diritto del lavoro sono giornate di astensione dal lavoro pagate e riconosciute come diritto al lavoratore dipendente per il recupero psicofisico, per partecipare più incisivamente nella vita famigliare, per tutelare la salute. Un po’ anacronistica e semplicistica questa assunzione di vasi comunicanti: per mesi mi stresso al lavoro e poi sfogo la tensione fuori dal lavoro in ferie?

La maggior parte delle indagini di clima e degli osservatori aziendali mostrano persone mediamente infelici, disorientate, confuse, stressate al lavoro. Parleremo delle relazioni organizzative e della corporate social responsibility su questi temi nel prossimo articolo, qui vorrei porre l’attenzione sulla nostra personale responsabilità verso una relazione sostenibile con il lavoro, con i suoi tempi spazi valori sogni in continuo divenire.

Anche io rifletto su questa interessante prospettiva, quella del confine tra ferie e lavoro in un mondo liquido e smart dove mail e post, capi e colleghi, clienti e fornitori ci raggiungono ovunque senza limiti di spazio e tempo. Nel 2011 ho deciso di diventare una libera professionista e gestire liberamente il mio tempo ma ho dovuto lottare inizialmente con il mio senso del dovere, sono entrata spesso in conflitto con ‘il mio datore di lavoro’ cioè io. Abituata per 25 anni a essere dipendente da capi, orari, spazi ho dovuto con tanta pazienza trovare il giusto equilibrio tra ‘essere sempre in ferie’ e ‘non darmi mai le ferie’. Soprattutto superare il concetto di lavoro=compenso e ferie=compenso, l’equazione non vale per i lavoratori autonomi ‘se non lavori non ricevi compensi’ ma vale anche la regola per cui ‘ lavori e non ricevi compensi’. Tutto è stravolto! Ma si apre una nuova possibilità, quello che ho elaborato in questi sette anni, grazie al supporto del counseling, è la scelta autonoma e responsabile di quello che ha significato per noi attimo per attimo. Oggi ho superato la netta dicotomia tra ferie e lavoro: lavoro e piacere, progettualità e divertimento si fondono in una sintonia unica. Prendo spazi di ri-creazione per il mio ben-essere quando sento il momento, come dico spesso sono ‘in ferie part time’, una forma evoluta di smart working!

Lavoro e Lav-Oro: etimologia con alcune piccole digressioni verso l’identità professionale!

Le parole e i loro significati e significanti mi appassionano. Ognuno le riempie in modo unico di pensieri, percezioni, emozioni, esperienze. Offro alcuni spunti che mi hanno incuriosita. L’etimologia è da ricondursi al latino labor = fatica… ma chi l’ha detto, una credenza? Certo che la parola fatica riporta l’ambiguità tra ‘sforzo e impegno’, ‘esaurimento e impresa’. La virtù sta sempre in mezzo tra gli estremi opposti. Mi piace riportare anche una lettura dalla radice sanscrita labh = intraprendere, ottenere, orientare volontà, intento, desiderio. ‘Qualsiasi esplicazione di energia volta a un fine determinato’ (anche fare una lavatrice?), ‘l’applicazione delle facoltà fisiche e intellettuali rivolta direttamente e coscientemente alla produzione di un bene o di una ricchezza, a ottenere un prodotto di utilità individuale o generale’ (il montaggio di un mobile?). Ma allora se osservo la mia relazione con il lavoro ha senso iniziare a osservare i nostri schemi mentali e come cataloghiamo il suo opposto? Qual è per te? se non stai lavorando… ti riposi e ti rilassi? Il lavoro inteso come attività professionale struttura gran parte della nostra realtà quotidiana ed è una delle principali fonti di autorealizzazione per dare senso anche al nostro valore personale.

Mi piace ritrovare la parola ‘ORO’, credo nella possibilità di ciascuno di noi di sviluppare una relazione con il lavoro che porti alla luce i propri val-ori e la ricchezza delle proprie potenzialità, talenti sonanti che spesso non vediamo o non sappiamo gestire.

Ci viene in aiuto anche la nostra Costituzione con l’ articolo 4: ogni cittadino ha il diritto al lavoro ma anche il dovere di svolgere secondo le proprie possibilità e la propria scelta una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Come scegliamo il nostro lavoro è un punto di partenza non di arrivo. La definizione dinamica della nostra identità professionale rientra di diritto nella ‘costruzione di sé’ e nell’evoluzione dei nostri cicli vitali.

La nostra relazione con il lavoro passa attraverso i processi che ogni grande azienda attraversa e aggiorna costantemente per evolvere (quando non sopravvive passivamente!)

Facciamo anche noi un brainstorming con noi stessi, mente corpo spirito uniti per accedere alla conoscenza più vera e profonda, spazio a far emergere senza giudizio cosa ci rende unici e distintivi nel lavoro-al lavoro-con il lavoro. Proviamo ad elaborare qualche riflessione su queste domande potenti: quale è il nostro personal professional branding? Quale vision e mission portiamo nel mondo del lavoro? Quale vocazione e valori vogliamo includere nei nostri obiettivi professionali? Quale autobiografia professionale per radicare il passato e riprogettare il futuro? Quali nuovi copioni scrivere e recitare per una relazione sostenibile con il lavoro sul palcoscenico del nuovo millennio?

Ikigai: una filosofia di vita che apre la porta alla felicità al lavoro!

Ti propongo se ancora non la conosci questa prospettiva relazionale olistica tra vari sistemi che afferiscono all’area del lavoro. A Okinawa in Giappone esiste un metodo per trovare il lavoro ideale e accedere alla felicità. Alla base di questa filosofia di vita c’è una riflessione di base più profonda: per cosa vale la pena vivere? Quali sono le ragioni della nostra esistenza (‘ragione di essere’ non ‘ragione di fare’!). A ciascuno le proprie risposte, se stai seguendo questo viaggio probabilmente hai già osservato e annotato alcune riflessioni. Inizia a unire i puntini e magicamente scoprirai il tuo mosaico unico e irripetibile per riscoprire la sintonia di coppia con il lavoro, per portare con te il sorriso e il ben-essere professionale ovunque tu sia.

Gli ingredienti di questo cibo prezioso sono quattro:

Passione: ciò che ti piace fare?

Missione: ciò che ti fa sentire utile?

Vocazione: ciò in cui sei bravo?

Professione: ciò per cui sei pagato?

Chi è riuscito a trovare l’equilibrio perfetto al centro del crocevia scagli la prima pietra!

Non credo si tratti tanto di un punto di arrivo ma di una tensione continua di ricerca del miglior frullato possibile in ogni fase della vita, accogliendo le crisi e i cambiamenti del contesto oltre che i nostri. Prendere consapevolezza sui frutti che scegliamo e responsabilità nel far accadere le cose in nostro potere ci mette in una posizione di registi e protagonisti del nostro destino professionale con la resa consapevole a quello che c’è e non possiamo cambiare…per ora.

Spesso le persone che accompagno nei percorsi di counseling hanno dimenticato le loro passioni travolti dalle ‘to do list’, può essere un buon momento per una pausa di qualità per farle riaffiorare o per scoprirne di nuove con curiosità.

Quando ci poniamo di fronte all’utilità del nostro lavoro ideale si apre la porta allo scopo da una prospettiva più ampia, il sogno non solo fine a se stesso di gratificazione personale ma connesso ad un obiettivo sociale più esteso, come posso lasciare traccia del mio passaggio e contribuire al progresso e ad un mondo migliore più sostenibile per le generazioni future.

L’area del talento non è sempre così intuitiva, spesso non ci è stato riconosciuto o noi per primi non lo vediamo e valorizziamo. Prima fate un elenco delle vostre capacità e attitudini, naturalmente sia quelle specialistico funzionali che quelle soft trasversali Apritevi poi a chiedere un riconoscimento delle vostre qualità a capi, colleghi, collaboratori, clienti, chiedete feedback per verificare le vostre eccellenze. Create il vostro firmamento pieno di stelle brillanti e preziose risorse.

In fondo osservate la relazione con la vostra professione, fate uno shaker di sense making per alimentare la vostra motivazione e autostima, agite per valorizzare quanto più possibile tutti gli ingredienti, un passo alla volta con determinazione e pazienza.

La relazione con Lav-oro e Val-ori: metamorfosi? Mutazione o trasformazione?

Il contesto cambia in modo iperbolico e tutte le relazioni sono in movimento.

Se non lo conosci ti invito a connetterti con il blog di Jacob Morgan thefutureorganization.com, trovi molti spunti interessanti sull’evoluzione del mondo professionale da una prospettiva di globalizzazione internazionale. C’è una infografica molto stimolante che ti propongo per focalizzare alcune aree di riflessione nel passaggio da… a….. 

Il futuro del lavoro o il lavoro del futuro non ha algoritmi che riescano a prevedere cosa accadrà. In percentuali che variano di qualche punto nelle varie ricerche, si sa che molte professioni e competenze oggi attive diventeranno obsolete e spariranno per la pervasività della digitalizzazione, molte altre professionalità affioreranno che oggi non esistono, il mondo dei servizi è già una fonte di continua offerta. Questa disruption sarà democratica e investirà molti livelli professionali dal basso all’alto, vedremo in una tappa successiva i mutamenti di leadership richiesti al manager4.0 per evolvere all’interno del digital workplace. L’automatizzazione riguarderà in molti casi singole mansioni e pezzi di processi per questo motivo diventeranno sempre più centrali le capacità relazionali, sociali e creative. Si assisterà a una polarizzazione tra lavori ad alta qualificazione professionale privi di sostituibilità e lavori a bassa qualificazione routinari. E’ urgente ripartire da sé!

Alcuni punti di attenzione: occuparsi (non preoccuparsi con paura e ansia da prestazione!) della sostenibilità della propria employability attraverso percorsi di formazione tecnica e culturale continua, anticipare con intraprendenza e proattività queste modifiche di forma e contenuto del lavoro, accogliere con resilienza e curiosità ogni nuovo stimolo per aggiornare il proprio destino professionale.

Non credo si tratti di una mutazione cioè di una alterazione del patrimonio genetico piuttosto di una trasformazione personale nella relazione con il lavoro, una occasione imperdibile per far evolvere le proprie risorse e dare nuovo senso alla libera espressione di sé, del vero sé troppo spesso dimenticato o non ancora scoperto fino in fondo soffocato, spesso stretto tra doverizzazioni e comandi, tra paure e percezioni limitanti. Non si tratta da domani di cambiare professione spesso l’equilibrio tra le quattro direzioni dell’ikigai si trova esplorando nuovi modi di fare lo stesso lavoro, nuove modalità di essere in relazione con la stessa professionalità.

Buon viaggio fuori dal ‘posto fisso’ per riscoprire il ‘posto giusto’. Ad ognuno il proprio.

Ci ritroviamo a fine settembre per addentrarci nel mondo organizzativo, vedremo l’organizzazione come un organismo vivente fatto di un dedalo di relazioni tra persone, un mondo sommerso di dinamiche relazionali alla ricerca di un equilibrio per evolvere e per stare bene verso un obiettivo comune.

 

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