Fare o non fare coming out nelle aziende italiane? Questo è il dilemma nel nostro Paese, dove troppo spesso la categoria LGBT vede ancora come un miraggio la parità dei diritti e delle opportunità in tutti i settori socio-economici.
A questa domanda ha comunque provato a dare una risposta Roberto D’Incau – fondatore di Lang&Partners, una delle più prestigiose società di consulenza HR italiane –, esperto di diversity & inclusion intese come modo di essere e di fare business nonché di promuovere un tasso maggiore di innovazione per affrontare i mercati globali, provando a delinearne modalità e tempistiche.
In tutto le regole individuate sono dieci:
- comprendere a fondo qual è il clima aziendale, per capire se l’organizzazione in cui si lavora è più o meno attenta alla tematica;
- capire se l’azienda ha una policy esplicita anti-discriminazioni e valorizza la diversity;
- dopo aver deciso di fare coming out, scegliere una persona gay o gay friendly per rompere il ghiaccio e iniziare a discuterne;
- pianificare bene a chi dirlo, come e quando;
- usare come aggancio un fatto di cronaca, come per esempio il Gay Pride in corso;
- affrontare l’argomento innanzitutto con i colleghi diretti e il proprio capo, ovvero con le persone con cui si passa più tempo e con cui è più opportuno creare un rapporto franco e diretto;
- essere consapevoli che può bastare una frase come “Questo week-end sono stato al lago col mio compagno”: è una cosa naturale, non serve appesantirla troppo;
- fare coming out solo quando si è pronti e si è acquisita una certa naturalezza sul tema;
- non aspettarsi di avere l’approvazione di tutti, perché non tutti probabilmente apprezzeranno;
- ricordarsi che, in caso di esito negativo e discriminatorio, la legge italiana garantisce una piena tutela.
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