Lavoro e digital transformation, tutti a caccia di professionisti ICT

Presentato l’Osservatorio delle Competenze Digitali 2018: il lavoro in ambito ICT c’è, ma occorre formarsi con le competenze richieste dalla trasformazione digitale.

job-searchAffrontare la digitalizzazione globale, soprattutto nelle aree cloud computing, big data e cyber security, richiede competenze tecnologiche adeguate: proprio questo è il tallone d’Achille nel mercato del lavoro italiano, all’interno del quale è ancora difficile trovare profili adeguati per lo svolgimento di professioni e ruoli ICT. La quarta edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali – condotto da AICA, Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia con il supporto di CFMT, Confcommercio, Confindustria e il patrocinio di MIUR e AGID – ha indagato lo stato dell’arte nel nostro Paese: ecco i principali risultati emersi.

I profili più richiesti

La crescita degli annunci web per le professioni ICT continua, ed emergono profili nuovi; sono 64.000 gli annunci pubblicati in rete nel 2017, numero più che raddoppiato negli ultimi 4 anni (+7% rispetto al 2016). Anche il triennio 2018-2020 si caratterizza per le stime ottimistiche, con una previsione di circa 88.000 nuovi posti di lavoro specializzati in ICT. La classifica dei ruoli più richiesti è guidata dagli sviluppatori, seguiti dai consulenti ICT; cresce progressivamente anche la quota delle nuove professioni connesse alla trasformazione digitale, quali il Service Development Manager, il Big Data Specialist e il Cyber Security Officer.

A livello territoriale, il maggiore incremento si concentra nel Nord-Ovest (soprattutto in Lombardia), con una quota della domanda pari al 48% del totale in Italia; in quest’area i livelli di richiesta per i Big Data Specialist e i Service Development Manager raggiungono il 60%. Insieme all’ICT, è il settore Servizi ad avere la quota maggiore (20%) della domanda di professionisti per la trasformazione digitale: i più richiesti sono l’ICT Operation Manager (56%), il Digital Media Specialist (53%) e l’ICT Consultant (45%).

Mercato del lavoro digitale, servono laureati con skill trasversali

Il gap tra domanda e offerta di specialisti ICT conferma che occorre agire al più presto se si vogliono cogliere tutte le potenzialità del nuovo mercato del lavoro digitale. Le stime dell’Osservatorio, disegnate su uno scenario più conservativo e uno più espansivo, mostrano per il 2018 un fabbisogno di laureati per le aziende che oscilla fra i 12.800 e i 20.500, mentre l’Università dovrebbe laurearne poco più di 8.500: un gap che arriva dunque al 58%. Opposta la situazione per i diplomati: il fabbisogno oscillerà fra i 7.900 e i 12.600, con un surplus fra i 3.400 e gli 8.100 (27%).

La rilevanza delle skill digitali è misurata dal digital skill rate, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all’interno di una singola professione: in media 48% per le professioni ICT e 14% per le professioni non ICT. Il digital skill rate varia tra il 30% e il 51% per quasi tutte le professioni ICT, e supera il 51% per Database Administrator, Developer, Systems Analyst e Technical e Network Specialist. Passando alle soft skill, esse diventano più pervasive in tutte le professioni: in media, per le professioni ICT, il soft skill rate si attesta al 28%, mentre è pari al 35% per le professioni non ICT. Le punte di maggiore rilevanza delle soft skill (tra il 38% e il 51%) si rilevano per ICT Operations Manager, Account Manager, ICT Consultant, Project Manager, Cyber Security Officer e Business Analyst.

I 4 ambiti strategici su cui lavorare per colmare il gap

Per colmare il disallineamento tra domanda e offerta di competenze e professioni ICT, l’Osservatorio propone un sistema di politiche per la formazione e il lavoro in ambito ICT articolato in 4 ambiti strategici:

  • aumento di laureati e di esperti informatici con competenze avanzate, attraverso la fidelizzazione degli studenti ICT e una maggiore attrattività per lauree e diplomi superiori ICT;
  • rinnovamento e qualità dei percorsi di studio ICT per fornire il giusto mix di skill tecnologiche, manageriali e soft in tempi rapidi, anche attraverso una continua esperienza sul campo;
  • rafforzamento dei programmi di aggiornamento permanente e riconversione professionale;
  • nuovi modelli di interazione domanda-offerta nel mercato del lavoro per le professioni ICT, fondati su una maggiore informazione, consapevolezza e cooperazione tra aziende, scuola/Università e ricerca per avvicinare e coinvolgere la domanda nelle iniziative di sviluppo e attrazione dei talenti digitali a diversi livelli.

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