Via dall’ufficio, il 70% delle persone lavora altrove

IWG rende noti i risultati di un importante sondaggio sulla diffusione del lavoro flessibile, condotto in 96 Paesi su 18.000 professionisti in diversi settori.

Lavoro da remoto una o più volte alla settimana: questa la tendenza emersa da uno studio pubblicato da IWG – basato sulle valutazioni di oltre 18.000 manager di 96 differenti Paesi –, dettata da innovazione tecnologica, globalizzazione e cambiamenti nelle aspettative dei lavoratori. La rilevazione conferma che il 70% dei dipendenti lavora almeno un giorno alla settimana in un luogo diverso dall’ufficio, mentre più della metà, il 53%, lavora da remoto per metà settimana o più; circa l’11%, invece, svolge le proprie mansioni fuori dalla sede principale cinque volte a settimana.

Siamo entrati nell’era del lavoro flessibile e questa è una sfida entusiasmante non solo per i lavoratori ma anche per le aziende” haIWG_smart_working spiegato Mauro Mordini, Country Manager di Regus Italia. “Il cambiamento è epocale e implicherà anche valutazioni da parte delle aziende per ciò che concerne i loro portafogli immobiliari“.

Lo studio di IWG ha rilevato inoltre che le aziende che hanno messo in atto strategie di lavoro flessibile per i propri dipendenti hanno tratto benefici da questa scelta in termini di:

  • crescita del business (89%, in aumento rispetto al 67% del 2016);
  • competitività (87%, in aumento rispetto al 59% del 2014);
  • produttività (82%, in aumento rispetto al 75% del 2013);
  • attrattività per i migliori talenti (80%, in aumento rispetto al 64% del 2016);
  • massimizzazione dei profitti (83%).

Una forza lavoro più felice e produttiva

Il passaggio a spazi di lavoro flessibile riflette le nuove esigenze e le nuove aspettative dei lavoratori. L’80% degli interpellati sostiene che il lavoro flessibile aiuti a mantenere i talenti migliori, mentre per il 64% questa modalità di lavoro consente di attrarre talenti. Il 58% ritiene che l’offerta di lavoro flessibile aumenti la soddisfazione dei lavoratori, dimostrando la necessità per le imprese di fornire ambienti di lavoro adatti alle nuove esigenze dei dipendenti, al fine di mantenere una forza lavoro di eccellenza. Un solido 91% degli intervistati, infine, sostiene che gli spazi di lavoro flessibili aumentino la produttività dei dipendenti in movimento, con evidenti vantaggi per le aziende.

Tutti chiedono “on demand”

Dal sondaggio emerge che il lavoro flessibile e gli spazi di lavoro condivisi non sono più destinati solo alle startup: le aziende di maggior successo al mondo – tra cui Etihad Airways, Diesel, GSK, Mastercard, Microsoft, Oracle e Uber – stanno già adottando un approccio allo spazio di lavoro flessibile.

I cambiamenti nel mondo ICT hanno portato a un crescente utilizzo dei servizi on demand, con strutture di qualsiasi dimensione che vogliono esternalizzare sempre di più le attività non strategiche” ha concluso Mordini. “Il lavoro flessibile, supportato da una rete di aree di lavoro on demand professionali, è ora oggetto di discussione da parte del management di tutte le funzioni aziendali, tra cui il risk management, lo sviluppo del business, le risorse umane e le funzioni di marketing e strategia. Un giorno non molto lontano il lavoro flessibile potrebbe semplicemente essere chiamato ‘lavoro’. Stiamo raggiungendo il punto di svolta”.

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