Comunità oltre la crisi: il senso profondo del welfare aziendale

Il 21 marzo è stato presentato a Milano il secondo rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale: si aprono nuovi scenari che vanno ben oltre i meri benefici fiscali, verso un miglioramento concreto della qualità della vita.

welfare_Censis_EudaimonIn attesa di conoscere nel dettaglio i risultati del quarto rapporto Welfare Index PMI, dedichiamo uno spazio di approfondimento al secondo rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale, presentati il 21 marzo a Milano.

Tratto distintivo del report pubblicato è certamente il focus sull’analisi e l’interpretazione della reale evoluzione del lavoro all’interno e all’esterno delle aziende, e su come questo venga visto e vissuto dai lavoratori. Questo infatti è il punto di partenza imprescindibile per elaborare una visione verosimile del futuro welfare aziendale, in grado di andare oltre la consueta retorica sul tema.

Disuguaglianze e criticità nelle aziende di oggi

Iniziamo con una precisazione, non del tutto positiva ma quantomeno doverosa: l’Italia crea lavoro (tra il 2013 e il 2017 sono stati creati 832.000 nuovi posti di lavoro), anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi e in modo altamente differenziato tra Nord e Sud. Un altro terreno che presenta differenze notevoli è quello generazionale, dove salta all’occhio come – negli ultimi vent’anni – si sia dimezzata la quota dei lavoratori tra i 15 e i 34 anni, mentre è raddoppiata quella degli over 65. E le previsioni per il futuro non sono affatto più rosee: entro il 2027 si stima che la prima categoria costituirà il 19,7% del totale degli occupati, contro il 31,6% della seconda. Cresce inoltre il divario retributivo tra operai, impiegati e dirigenti: nel 2016 il reddito individuale dei primi è diminuito del 2,7%, quello dei secondi ha subito una decrescita pari al 2,6% mentre quello dei terzi è aumentato del 9,4% (sempre prendendo in considerazione gli ultimi vent’anni).

Il lavoro secondo i dipendenti

Dato questo scenario, quali sono le opinioni dei lavoratori dipendenti in proposito? Il 62,8% del campione intervistato da Censis ed Eudaimon ha formulato un giudizio positivo sul proprio lavoro; all’interno di questa percentuale ci sono aspetti specifici che registrano valutazioni meno entusiastiche, come retribuzioni, disponibilità di premi monetari, gratificazioni non economiche e possibilità di fare carriera. I giovani risultano inoltre particolarmente critici rispetto ad orari di lavoro e tutela del work-life balance.

Persiste la paura nei confronti dei robot, con il 22,1% dei lavoratori interpellati che vede nelle nuove tecnologie una minaccia. Per quanto riguarda invece la percezione delle relazioni interne, la vera grande novità è che – malgrado le disuguaglianze più o meno eclatanti registrate – è forte l’idea dell’azienda come comunità d’interessi; addirittura, la quota di chi considera l’impresa come luogo di conflitto è più elevata tra i dirigenti (54,3%) che tra gli operai (48,4%).

Infine, oltre alle differenze retributive, si sono evidenziate quelle relative a modalità di lavoro penalizzanti, con ricadute negative sul piano sociale e sanitario.

Qual è lo stadio di sviluppo del welfare aziendale?

Quelli menzionati finora sono tutti ambiti in cui il welfare aziendale può svolgere una funzione fondamentale, tanto più che attualmente esso risulta in crescita, attrattivo e caratterizzato da ottimi risultati in termini di employee satisfaction ed employee engagement.

Come si legge nel rapporto Censis-Eudaimon di quest’anno, il 68,7% dei lavoratori (+8,5% rispetto allo scorso anno) si dichiara favorevole a scambiare qualche incremento retributivo con servizi di welfare aziendale. L’80% del campione di 7.000 lavoratori intervistati e beneficiari di welfare aziendale ha inoltre espresso un giudizio positivo su di esso. Resta ancora molto lavoro da fare, invece, sul terreno della conoscenza e della comunicazione relative a tale tematica: solo il 17,6% dei lavoratori conosce bene il welfare aziendale, il 41,4% lo conosce a grandi linee e il 40,9% non lo conosce affatto.

Un futuro potenzialmente roseo

Sono quindi numerose e potenti le legittimazioni che questi dati forniscono al nuovo ruolo che il welfare aziendale può svolgere, e che si delinea come non meramente connesso alla garanzia di benefici fiscali, bensì come contributo concreto al miglioramento della qualità della vita dei dipendenti e delle relazioni all’interno delle organizzazioni.

Oltre a mitigare le disparità in termini di opportunità e crescita, l’agenda del nuovo welfare è chiamata ad ampliare gli strumenti di conciliazione vita-lavoro e a misurarsi con lo smart working, evolvendosi in una piattaforma di promozione a tratti preventiva del benessere.

Riprendendo quanto dichiarato da Francesco Maietta, responsabile area Politiche Sociali del Censis, il welfare è a tutti gli effetti pronto per garantire un “beneficio sociale netto positivo per l’intera comunità“.

Per scaricare il rapporto completo visita la pagina dedicata.

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