Welfare e “women’s touch”: il binomio vincente per crescere

Valorizzare le risorse umane, aumentare la produttività, ridurre l’assenteismo e raggiungere una condizione di benessere aziendale e sociale: i mille vantaggi del welfare.

Trasformare gli ambienti di lavoro in luoghi sociali, promuovendo l’ascolto e il coinvolgimento attivo delle persone e valorizzando il ruolo e il contributo unico che le donne sanno portare al successo, alla crescita e allo sviluppo del business. È forse tutto qui il segreto per rilanciare in modo davvero nuovo e vincente l’economia italiana e non solo; per questo Lyve, società di formazione aziendale, ha deciso di organizzare l’evento “Il valore delle donne nel welfare aziendale”, che si è svolto a Milano nella mattinata di giovedì 20 settembre, presso lo spazio Oikos. Si è trattato di un momento prezioso per la contaminazione tra esperienze, azioni e obiettivi al fine di tratteggiare insieme a istituzioni, imprese e professionisti un’idea di welfare aziendale e di supporto efficace e concreto alle donne nel mondo del lavoro.

Le relazioni, introdotte da Maddalena Porta (Presidente Lyve), hanno illustrato sia tematiche generali e di contesto sia esempi pratici e specifici che testimoniano i benefici derivanti dall’implementazione strategica di piani di welfare studiati in base alle esigenze di aziende e lavoratori.

Risposta ai bisogni sociali e motore di crescita: i due volti del welfare

Il primo intervento della giornata è stato affidato a Enea Dallaglio (AD di Innovation Team – Gruppo MBS Consulting), che ha trattato ilLyve_welfare_donne_2 tema “Famiglie, bisogni sociali e welfare aziendale”. Il welfare, infatti, può essere un importante strumento di innovazione sociale, benché negli anni esso abbia subito un processo di banalizzazione, connesso al focus spesso esclusivo sugli aspetti della defiscalizzazione che ha caratterizzato l’approccio aziendale. I nuovi bisogni sociali emersi in seguito alla trasformazione della famiglia, all’invecchiamento progressivo della popolazione e ai cambiamenti nello stile di vita – solo per fare qualche esempio – hanno tuttavia contribuito alla rivalutazione del welfare aziendale come strumento in grado di offrire un prezioso contributo alla sicurezza sociale e alla stabilità economica, come dimostrano i dati raccolti da una recente ricerca di MBS Consulting sul bilancio di welfare dei nuclei familiari italiani, secondo la quale attualmente il 36% delle entrate nette delle famiglie sono entrate di welfare (pensioni, sussidi pubblici, welfare privato).

La ricerca lascia inoltre intravedere chiare possibilità di crescita del settore welfare, che ha tutte le carte in regola per diventare un settore trainante nel nostro Paese e che dovrebbe puntare alla costituzione di un ecosistema in grado di facilitare l’aggregazione tanto della domanda quanto dell’offerta, all’interno del quale gli attori coinvolti possano ripensare il proprio ruolo.

L’azienda è ovviamente il soggetto che più di chiunque altro può intercettare i bisogni degli individui e delle famiglie, e che può ricavare anche il maggior vantaggio da simili iniziative, dal momento che è stata ampiamente dimostrata la correlazione tra benessere e produttività dei dipendenti. Il welfare, quindi, non svolge solo un fondamentale ruolo sociale, ma è anche in grado di rafforzare il business, e le ricerche sul tema dimostrano che sono proprio le donne manager ad averlo capito di più.

Il tema delle agevolazioni fiscali legate alle iniziative aziendali di welfare, con un focus particolare su quelle a favore delle donne, è stato poi ripreso da Claudio Della Monica (consulente del lavoro e welfare a Milano e partner Lyve): i contributi per le spese sanitarie, il rimborso degli abbonamenti per i mezzi pubblici, i servizi di utilità sociale, i beni e servizi in natura non subiscono aggravi da tasse e contributi, e contribuiscono ad abbattere il cuneo fiscale delle aziende.

A conclusione dell’excursus sulle normative vigenti in Italia in materia di welfare, Paola Polliani (avvocato giuslavorista, Head of Labor & Employment di Jenny.Avvocati) si è soffermata sul ruolo della contrattazione collettiva nella regolazione del welfare. Già da tempo i contratti collettivi nazionali si occupano di disciplinare il welfare, e si possono ormai citare svariati esempi (il più famoso dei quali è il Ccnl Metalmeccanici) in cui sono previsti versamenti obbligatori da parte del datore di lavoro in ambito di assistenza sanitaria integrativa o previdenza complementare. Non meno importante, tuttavia, è il ruolo della contrattazione aziendale: imprese e rappresentanze sindacali sono infatti, come accennato in precedenza, i soggetti che meglio possono individuare i bisogni dei dipendenti. A tal proposito, i dati del quarto rapporto Ocsel tratteggiano uno scenario positivo: nel 53% degli accordi aziendali del 2016-2017 sono stati negoziati aumenti dei premi salariali, mentre nel 32% dei casi sono state introdotte forme di welfare contrattuale.

Azzerare il gender gap e “fare rete” per rilanciare il business

Investire sul benessere dei dipendenti è allora un’attività proficua tanto per questi ultimi quanto per le aziende: non occorre spendere di più ma imparare a spendere bene, e sviluppare nuove e specifiche competenze per massimizzare i risultati di tali strategie.

A livello istituzionale, Regione Lombardia è attiva dal 2010 con iniziative focalizzate in particolare su famiglia, pari opportunità e work-life balance attraverso le Reti Territoriali per la Conciliazione Vita-Lavoro, un modello innovativo – presentato da Silvia Piani (Assessore alle politiche per la famiglia, la genitorialità e le pari opportunità) – che riunisce imprese, enti locali, associazioni sindacali ed enti del terzo settore che si impegnano nella progettazione e nella successiva realizzazione di iniziative volte all’armonizzazione di vita lavorativa e familiare, a supporto soprattutto delle donne che ancora oggi si vedono costrette ad accettare contratti di lavoro part-time o vedono diminuire le proprie opportunità di occupazione all’aumentare del numero di figli – tutto questo nonostante un recente rapporto Ocse abbia chiaramente dimostrato che annullare il gap uomo-donna comporti un aumento annuo della produttività aziendale pari all’1%. Tra il giugno 2017 e il maggio 2018, il modello “In Rete” ha coinvolto più di 600 imprese, promuovendo il welfare territoriale e aziendale, generando sinergie tra le risorse disponibili e facendo emergere i bisogni dal basso, attraverso l’ascolto senza intermediari dei diretti interessati. Inoltre le Agenzie di Tutela della Salute (ATS) predisposte dalla Città Metropolitana di Milano sono responsabili del coordinamento delle attività di Workplace Health Promotion che, come spiegato da Paola Duregon, prevedono l’attuazione all’interno delle aziende di percorsi della durata di tre anni volti a promuovere il benessere delle persone sul luogo di lavoro, incentivando contestualmente il cambiamento culturale a livello aziendale-organizzativo e individuale.

Lyve_welfare_donneSempre in tema di capacità di creare reti tra imprese – questa volta esclusivamente al femminile – è intervenuta Margherita Franzoni, Presidente Aidda Delegazione Lombardia, associazione che fin dalla sua nascita ha avuto come obiettivo quello di valorizzare in maniera attiva il ruolo delle donne manager e delle professioniste, fornendo loro strumenti e servizi grazie ai quali crescere, formarsi e affermarsi come vero e proprio valore aggiunto nel contesto professionale e sociale.

Il welfare in azione: più engagement e rinascita dei team di lavoro

A ulteriore dimostrazione del ruolo del welfare come motore in grado di fornire nuova linfa vitale alle imprese, facendo sentire i lavoratori parte integrante di un sistema attento alle loro esigenze e capace di ascoltare, la seconda parte della mattinata ha dato spazio al racconto di Rosalia Dimartino (responsabile HR del GruppoPrima) che ha descritto come nel 2015, in un periodo di cambiamento e di limitate risorse economiche, l’azienda abbia deciso di avviare “Prima il welfare”, un importante progetto realizzato con il supporto della Rete Territoriale del Welfare di Regione Lombardia e basato sull’ascolto attivo, sul coinvolgimento e sulla partecipazione diretta di dipendenti e stakeholder – evitando così il tipico processo decisionale top-down che genera disengagement nei collaboratori. Partendo quindi da questionari utili a mappare le esigenze e i desideri dei 300 dipendenti su temi come la salute e la flessibilità, sono state attuate iniziative di welfare in linea con le reali necessità individuali, che hanno contribuito al miglioramento del clima aziendale e a una maggiore visibilità sul territorio. Con il welfare è iniziato inoltre il cambiamento culturale che ha portato a realizzare più formazione, nuove iniziative strategiche per l’azienda – come la Lean Organization e gli orari di lavoro personalizzati – e nuovi servizi per i clienti.

Anche Generali Italia ha condiviso con il pubblico la propria esperienza in tema di strategie di welfare, attraverso gli speech di Michela Berto (Employee Benefit Generali Italia) e Pierpaolo Pellisseri (Responsabile formazione reti Generali Italia). La società ha infatti conosciuto una profonda riorganizzazione che è stata portata a termine nell’arco di tre anni, durante la quale ha deciso di utilizzare il welfare per coinvolgere e rendere partecipi del cambiamento i suoi 11.000 dipendenti. Tra i benefit a loro disposizione sono stati introdotti nuovi strumenti, nuove modalità di lavoro e iniziative per migliorare la comunicazione, un contratto integrativo aziendale, servizi salvatempo e per il benessere. La sfida, come raccontato da Michela Berto, è stata far capire ai dipendenti che il loro benessere e quello dei loro familiari è davvero importante per il successo aziendale; più in generale, è proprio la scarsa conoscenza in materia di welfare il principale ostacolo alla sua diffusione, e il ruolo dei consulenti è dunque centrale affinché gli imprenditori riescano a ideare piani di welfare flessibili, strategici e funzionali. Proprio il ruolo centrale dei consulenti ha fatto comprendere a Generali Italia l’importanza di investire sulla loro formazione, come ha spiegato Pellisseri. Sono stati perciò realizzati percorsi formativi specialistici, servizi di supporto direzionale e di affiancamento, e incontri con i clienti per diffondere la cultura del welfare.

Emma Pisati – HEI Human Experience Insights

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