Il welfare aziendale ai tempi dei millennials

“Il welfare aziendale, se ben pianificato, può essere una risorsa particolarmente efficace per creare un legame fecondo tra azienda e dipendenti".

Benessere, iniziative a forte dimensione sociale e valoriale, work-life balance: il welfare secondo i millennials non deve più essere focalizzato sui rimborsi in busta paga, come emerge dalla ricerca condotta da Jointly – Il welfare condiviso in collaborazione con un team di ricerca del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano su 3.200 lavoratori under 35.

I giovani oggi ricorrono spesso ai servizi di welfare offerti a livello aziendale – il 32% utilizza almeno un servizio tra quelli a disposizione, il 24% due, il 18% tre, il 16% quattro o più – che tuttavia vengono percepiti in maniera differente rispetto alle generazioni più vecchie. I lavoratori più giovani esprimono infatti la necessità di avere più tempo di qualità da dedicare a sé, alla propria crescita e formazione personale, al proprio benessere psicofisico e relazionale, mentre sono considerati meno importanti i servizi che generano vantaggi economici. Prendendo in esame le preferenze dichiarate, infatti, i millennials che utilizzano già iniziative di welfare scelgono sempre più spesso attività di volontariato (857), occasioni di socializzazione (171), attività di formazione (102 persone) e opportunità di adottare orari di lavoro flessibili (93), mentre le convenzioni (palestre, estetista, ecc.), pur essendo considerate di facile fruizione (il 75% degli intervistati sarebbe disponibile a utilizzarle) sono considerate poco significative (ottenendo un punteggio di 3 su 10).

Elisir di giovinezza per il welfare

La società moderna è caratterizzata da una fluidità tra vita privata e lavoro mai vista prima, che comporta – per le aziende e gliJointly_portale_welfare operatori del settore – la necessità di prevedere sempre più iniziative volte al benessere e alla crescita della persona, non solo nella dimensione lavorativa” ha spiegato Francesca Rizzi, CEO di Jointly. “Questo rende sempre più evidente il limite delle soluzioni preconfezionate e uguali per tutti, fatte di meri rimborsi e convenzioni. Solo chi ascolterà i bisogni dei propri dipendenti e costruirà per loro nuove iniziative coinvolgendoli nella progettazione sarà in grado di soddisfarli e vedrà aumentare il senso di appartenenza e la possibilità di ridurne il turn over“.

Attenzione dunque a svecchiare le strategie di welfare aziendale attraverso servizi orientati a sostenere gli interessi e le aspirazioni personali, che concorrono in modo determinante ad accrescere l’employee engagement: più i dipendenti sono soddisfatti dei servizi welfare offerti, più saranno inclini a identificarsi con l’azienda per cui lavorano, con vantaggi in termini di clima lavorativo, produttività e risultati.

Il dato è particolarmente rilevante perché le ricerche in ambito internazionale hanno evidenziato un minore coinvolgimento personale e identitario per le realtà organizzative in cui sono collocati” ha concluso Claudia Manzi, Professoressa Associata di Psicologia Sociale all’Università Cattolica di Milano. “Il welfare aziendale quindi, se ben pianificato, può essere una risorsa particolarmente efficace per creare un legame fecondo tra azienda e dipendenti“.

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