Data-driven ed employee focused, il 2019 delle HR

Riprendiamo una riflessione di David Green per capire quali saranno gli step da compiere per realizzare la perfetta HR strategy del 2019.

L’anno nuovo è già avviato, ma non guasta richiamare all’attenzione e alla memoria alcuni consigli utili per definire una HR strategy allineata alle innovazioni che business e lavoratori richiedono. Per questo riprendiamo la riflessione che David Green, consulente manageriale, ha condiviso recentemente sul proprio profilo LinkedIn.

Dati, IA e human touch: cosa non può mancare nelle organizzazioni quest’anno

HR_evolutionTra fine dicembre e inizio gennaio siamo stati sommersi dalle previsioni sull’andamento dei mercati e sulle tecnologie che non potranno mancare nel set di strumenti a disposizione delle aziende per garantirsi crescita e clienti felici. Ma dal punto di vista dell’organizzazione interna quali sono le mosse da compiere per assicurare benessere e performance ottimali?

La prima consiste nel non aver paura dell’intelligenza artificiale: nonostante le distopie diffuse, Gartner, World Economic Forum e McKinsey sono concordi nel sostenere che la tanto temuta tecnologia intelligente creerà più posti di lavoro di quelli eliminati, permettendoci inoltre di essere più creativi, umani e capaci di fare la differenza.

Attenzione anche alla personalizzazione: i momenti chiave dell’employee journey devono essere valorizzati per esempio attraverso consigli ad hoc in fase di onboarding, formazione e lavoro in mobilità. Questo non avvantaggia solo i collaboratori ma l’intera azienda, supportando attività come il workforce planning, la retention e il miglioramento delle performance.

Il terzo focus suggerito da Green sono i people analytics, già molto diffusi nelle aziende di grandi dimensioni e che stanno dimostrando, secondo un’indagine svolta da Visier, di poter accrescere i guadagni delle organizzazioni che li applicano del 56%, delineando quindi un futuro HR sotto il segno dei dati. Ma, a proposito di strategie data-driven, non bisogna trascurare la dimensione etica del corretto utilizzo dei dati raccolti, pena la perdita di fiducia da parte dei propri collaboratori. Benché questa si presenti come la sfida attualmente più impegnativa, le imprese si stanno muovendo nella giusta direzione, garantendo ai dipendenti – in cambio della loro disponibilità alla condivisione dei dati – servizi migliori e maggiormente personalizzati.

L’innovazione continua e il costante consolidamento del mercato HR tech rendono dunque disponibili soluzioni dedicate non solo al miglioramento delle performance, ma anche dell’employee experience e del benessere psicofisico dei lavoratori in azienda, alimentando di conseguenza engagement, felicità e, non da ultimo, produttività. Sempre lungo il solco del miglioramento del clima e del contesto lavorativo si colloca l’implementazione dell’Organisational Network Analysis (ONA), che consente di mappare le relazioni interne, individuare per tempo i dipendenti a rischio burnout, ottenere insights sulle performance e sostenere l’innovazione. Altro step importante per il 2019 è l’introduzione dell’economia comportamentale tra gli ambiti di ricerca assegnati ai team di people analytics, per aiutare i dipendenti a conoscere meglio i propri processi decisionali e migliorare i meccanismi che ne stanno alla base.

Tutte queste novità lasciano intuire come il nuovo focus – tanto per i collaboratori quanto per gli HR manager – stiano diventando le skill e la loro necessaria evoluzione: trasformarsi in un’organizzazione skill-based è un cambiamento complesso che richiederà tempo, ma indispensabile in quanto l’intera area delle competenze eserciterà un influsso sempre maggiore su workforce planning, formazione, talent acquisition, nonché sull’effettiva capacità della funzione HR di rispondere alle aspettative più elevate in termini di valore e impatto su business e dipendenti che il mercato di oggi richiede.

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