Tempo e benessere, la vera ricchezza sta nel welfare aziendale

Il welfare aziendale gioca un ruolo sempre più centrale all'interno delle strategie che puntano a far crescere la soddisfazione, la fedeltà e il coinvolgimento delle persone nei confronti dell'azienda in cui lavorano.

Perché focalizzarsi sul denaro, quando oggi la risorsa più preziosa a nostra disposizione è il tempo? Una domanda che nella sua semplicità può far aprire gli occhi a tutte quelle aziende – non molte, a dirla tutta – che ancora non hanno compreso come il welfare aziendale possa costituire la svolta per i loro percorsi di crescita, dal momento che garantire il benessere delle persone equivale a garantire il benessere dell’organizzazione di cui fanno parte. 

I servizi e le piattaforme a disposizione di collaboratori e aziende in tale ambito si moltiplicano, ma per realizzare progetti efficaci occorre una conoscenza e una cultura solida alla base: per questo martedì 9 ottobre abbiamo dedicato una mattinata al welfare aziendale, con un workshop che ci ha permesso di indagarne gli aspetti teorici e pratici.

Prima le presentazioni: il welfare aziendale e i suoi benefici

Partiamo da un’altra domanda, apparentemente banale: che cos’è il welfare aziendale? Secondo la Commissione Europea, il welfare privato complementare può essere definito come l’insieme di “nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che rispondono ai bisogni sociali in modo più efficace delle alternative esistenti e che, allo stesso tempo, creano nuove relazioni sociali e collaborazioni”. Già da questa prima definizione risulta evidente come i sistemi e i servizi pensati per garantire o accrescere il benessere individuale generino benefici per l’intero ecosistema socio-economico e rappresentino al tempo stesso un importante stimolo all’innovazione.

Questa evidenza è andata diffondendosi negli anni, come sottolineato in apertura da Letizia Olivari – direttore di HEI Human Experience Insights –, non solo tra le grandi aziende, che spesso sono le apripista in questo come in altri campi, ma anche tra le PMI, che in molti casi per riuscire a sostenere i propri progetti welfare puntano sulla creazione di vere e proprie reti che amplificano ulteriormente, a vantaggio di tutti i soggetti coinvolti, i benefici dei piani attuati.

Un altro cambiamento nell’approccio delle aziende al welfare che si sta registrando è lo spostamento del focus sugli sgravi fiscali – che ovviamente restano e sono importanti – al miglioramento dei livelli di soddisfazione ed engagement dei dipendenti, con tutto il corollario di benefici connessi in termini di produttività, commitment e positività del clima aziendale. Le prospettive cambiano, quindi, e con esse sta cambiando anche il linguaggio aziendale: sempre più spesso, infatti, non si parla più di welfare ma di well-being, ponendo in questo modo l’accento proprio sulla dimensione del benessere individuale e personale che le aziende possono – e dovrebbero – contribuire a creare.

company_welfare_RWAClaudia Baitelli di RWA Consulting è poi entrata nel dettaglio dei benefici, del valore e del benessere condiviso che possono essere generati attraverso i nuovi modelli di total reward disponibili, che comprendono work-life balance e flexible benefits. Insieme a Claudia è stato anche possibile delineare le principali caratteristiche che differenziano fra loro il welfare ontop (così come è stato definito nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi del 1986) e il premio di risultato. Mentre il primo può essere stabilito anche unilateralmente dai datori di lavoro, è erogabile unicamente in servizi welfare dedicati a categorie di lavoratori e non soggetto a un limite di importo, il secondo deve necessariamente essere frutto di un accordo bilaterale, contempla la possibilità di convertire il denaro tassato in servizi welfare, è legato a obiettivi incrementali di produttività, redditività, qualità, efficienza, innovazione e ha limiti e vincoli definiti dalla Legge di Stabilità.

Per quanto riguarda i principali ambiti in cui i benefit vengono attivati, un’analisi di RWA Consulting ha rilevato che l’istruzione si attesta a quota 31%, l’unione di istruzione, cassa sanitaria e previdenza raccoglie il 70%, mentre cultura, tempo libero e fringe benefit vengono scelti nel 28% dei casi. Oltre all’ottimizzazione dei vantaggi fiscali e contributivi e ai benefici già menzionati, i servizi welfare favoriscono la diminuzione di turnover e assenteismo, migliorano le relazioni industriali e sindacali, rendono l’azienda più efficace in termini di retention e attraction di dipendenti e candidati, incrementano il potere d’acquisto e supportano lo sviluppo dell’economia territoriale.

Welfare in azione: l’esempio di BASE Milano

Un esempio concreto dei benefici che finora abbiamo enumerato è stato portato da Angelica Villa, progettista culturale e Chief Happiness Manager di BASE Milano, che recentemente ha avviato il proprio ecosistema welfare con un progetto intitolato “Felicità di BASE”, fondato su tre pilastri: welfare aziendale e territoriale, relazioni e risultati. Dopo un’accurata analisi dei bisogni dei dipendenti, sono state proposte iniziative come corsi di mindfulness, attivazione dello sportello WE.MI., incontri settimanali di coaching, attività mirate allo sviluppo di competenze relazionali, smart working, feedback e formazione continui e la BASE Academy (incontri durante i quali i dipendenti hanno l’opportunità di conoscersi e capire meglio in che cosa consistano le rispettive attività quotidiane, favorendo così lo scambio di esperienze e competenze). Un aspetto di cui Angelica ha sottolineato l’importanza è la spontaneità che deve caratterizzare l’adesione a queste attività: i dipendenti non devono essere forzati, ma scegliere liberamente se partecipare e contribuire alla fase di progettazione.

Costruire il welfare: piattaforme e competenze normative

Sulla progettazione di sistemi welfare funzionanti e rispondenti alle specifiche esigenze di ogni azienda e lavoratore è intervenuta anche company_welfare_timeswappLudovica Busnach di Timeswapp, startup che offre consulenza e strumenti per lo smart working, il welfare aziendale, il Corporate Volounteer e la CSR integrati con payroll e gestionale HR. Il modulo HE Welfare realizzato per la piattaforma Inaz HExperience è un chiaro esempio di come sia possibile personalizzare i servizi a disposizione in base alle esigenze manifestate da azienda e collaboratori, lasciando a questi ultimi la più ampia libertà di scelta e la possibilità, in aggiunta, di contribuire attivamente al miglioramento continuo del marketplace con la segnalazione e il convenzionamento di specifici fornitori di loro interesse (welfare di prossimità). L’obiettivo di ogni fase di analisi, progettazione, implementazione, outsourcing e monitoraggio dei risultati in cui si articolano le attività di Timeswapp è comunque uno solo: fornire risposte efficaci a problemi reali che si incontrano nel quotidiano e “liberare il tempo” dei collaboratori.

Da welfare a well-being: non solo forma, ma anche contenuto

company_welfare_monacoQuando si parla di crescita e successo aziendale, professionalità e competenze sono ovviamente fondamentali; anche la dimensione del benessere fisico, però, gioca un ruolo da non sottovalutare, come ci ha ricordato Max Monaco, well-being e personal coach che punta a diffondere in Italia il modello della wellness company grazie al progetto “6 in movimento”. Attraverso jogging e fast walking, affiancati da sessioni di coaching motivazionale, Max ha già promosso il cambiamento di oltre 15.000 dipendenti di grandi aziende, agendo non solo sulla dimensione fisica, ma anche su consapevolezza, entusiasmo, perseveranza e determinazione.

Un altro modello di work-life balance applicato è quello presentato da Adele Nardulli di Landoor, società che ha creato il business model Weldoor, esteso anche alla community di Copernico Milano Centrale, comprendente servizi health, fitness e wellness come palestra,company_welfare_weldoor trattamenti benessere e consulenze sanitarie. Questi strumenti si sono dimostrati estremamente efficaci per il team building inter e intra aziendale, abbattendo le barriere gerarchiche e generazionali e alimentando un circolo virtuoso in grado di tutelare le esigenze dei collaboratori, rendere trasparenti le relazioni e trasformare le persone nei protagonisti del successo dell’organizzazione e della community. Weldoor è la più recente espressione dell’impegno e dell’attenzione riservati dalla società al benessere psicofisico dei propri dipendenti, manifestati fin dal 1999 con la creazione di un micronido aziendale per semplificare il rientro delle dipendenti dal periodo di maternità, seguita nel 2002 dalla proposta di uno “smart working ante litteram” attivabile in base a una scelta volontaria dei lavoratori interessati e da numerose altre iniziative di benessere aziendale inaugurate tra il 2004 e il 2016. Questa attenzione è stata ampiamente ripagata nel recente periodo di crisi, facendo registrare una crescita del fatturato annuo pari al 17% nel decennio 2007-2017, un aumento annuo della marginalità che si attesta all’1% e una retention del 95%.

Il benessere dei dipendenti è davvero il benessere dell’azienda, e riuscire a costruire un ambiente di lavoro piacevole in cui sviluppare relazioni, fiducia e collaborazione è tutt’altro che superfluo se si punta a sviluppare produttività, creatività e innovazione.

Emma Pisati – HEI Human Experience Insights

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